La passata settimana si è svolto a Perugia il Festival Internazionale del Giornalismo e, con mia ampia soddisfazione, sono riuscito a partecipare all’evento Media140 “Food and Wine”.
Media140 è un progetto nato a Londra con l’obiettivo di creare dibattiti sul real-time web per capire come sta cambiando il modo di fare marketing al tempo dello “status update” di Twitter, Facebook, Friendfeed, eccetera. Questo incontro era rivolto ad aziende e appassionati di vino e cibo in particolare.
Premettendo che la cosa mi è piaciuta molto, non posso esimermi dalle mie osservazioni da “event planner”. Ecco i miei “su” e “giu”:
SU:
1) Novità e attualità del concept: sentir parlare di social media ed avere persone che utilizzano e credono in twitter e blog a Perugia è stato straordinario
2) Partecipazione: interessanti i relatori con ottime presenze a livello internazionale e italiano (studiocru, catavino, hagakure, vinix, digital natives), ma anche presenza di persone non ancora utilizzatori di social media… qualcosa si sta muovendo.
3) Il Mood: l’atmosfera era di grande apertura verso tutti quelli che erano presenti in sala, nessun VIP o superstar, ma grande facilità di networking e conoscenza.
4) Streaming video live: ha permesso una grande partecipazione anche “da casa”. Grandioso essere riusciti ad integrarlo.
5) Il momento: Sabato mattina, credo sia stata una buona scelta anche per allargare la partecipazione ai non-ancora-fan dei social network.
6) FREE entry: non di frequente capita di poter assistere a conferenze con questi contenuti in maniera gratuita. Pollice su agli sponsor che lo hanno permesso e che creduto nella cosa.
7) Ande Gregson: la presenza del fondatore di Media140 ha dato un tocco fondamentale di importanza, ufficialità, internazionalità. Neanche la nuvola vulcanica è riuscita a fermarlo visto che è arrivato a Perugia in sella alla sua R1 attraversando mezza Europa. Fantastica la maglietta brandizzata “media140″, insegnamento per tutti.
8) Traduzione simultanea: non sempre si ha la fortuna di averla. Ottimo investimento.
9) HashTags: spesso non vengono comunicati con tempismo ed in maniera efficace (in manifestazioni importanti e grandi come la BIT a Milano neanche esistevano), ottima qui la comunicazione dell’utilizzo di #media140 e #ijf10 per twitter.
GIU:
1) Tecnologia: per una conferenza sui social media la connessione WiFi era fondamentale. Inoltre è stato un peccato non avere lo stream twitter (ben leggibile) sullo schermo. Hanno provato a compensare mettendo la pagina di media140 ma i tweets non erano leggibili. Ci sono servizi online gratuiti fatti proprio per gli schermi dietro le conferenze. Mancava inoltre una telecamera fronte pubblico per inquadrare le persone che facevano le domande. Vedere le nuche, invece che le facce, diminuisce molto la comprensione dell’interlocutore, e il costo sarebbe stato minimo.
2) Traduzione non segnalata: l’evento aveva ospiti stranieri ed ottima la possibilità di avere la traduzione simultanea, peccato che il servizio non era segnalato all’ingresso. Me ne sono accorto quando ho visto alcune cuffiette addosso alle persone. La segnaletica di ogni evento è cruciale.
3) Accoglienza: nessuna hostess o personale del festival che faceva accoglienza all’ingresso in sala (solo punti informazioni presenti), magari per dare qualche veloce informazione o semplicemente un saluto di benvenuto. Inizio e fine dell’evento sono due momenti molto importanti per il ricordo che si ha dell’esperienza.
4) Persona responsabile dei microfoni: i problemi con gli addetti a portare i microfoni al pubblico, per fare domande, è una cosa che accade spesso. In questa occasione si è alzato una prima volta il moderatore dell’incontro, e altre 2 volte persone le pubblico per portare il gelato e permettere di fare domande ed essere sentiti da tutta la sala.
5) Rumori: dettagli importanti, che fanno la differenza. Si è in una conferenza per ascoltare e capire. Una porta che sbatte diverse volte e le signore della segreteria della sala che parlano a voce alta deconcetrano e disturbano diminuendo la possibilità di comprensione ed interazione.
6) Presentazioni Power Point: anche se ben fatte e molto interessanti, un peccato che le presentazioni dei relatori non siano state prima provate. Qualche problema con i collegamenti dei computer e funzionamenti vari.
Sempre tenendo in considerazione l’ottimo valore delle informazioni di entrambi, c’è da considerare la differenza tra le presentazioni degli speaker italiani e stranieri. A mio parere molto più efficaci quelle straniere per vari fattori:
- powerpoint con immagini accantivanti e ben scelte, dinamiche e con alti e bassi di informazioni/intrattenimento per tenere alta l’attenzione dell’utente. Contro presentazioni molto testuali, con poche immagine, e con slide che stavano una vita sul monitor.
- discorsi concentrati, con un buon filo logico, focalizzati, coincisi e non molto lunghi (con un ottimo sviluppo di storytelling), contro presentazioni un po’ lunghe, alle volte con troppe parentesi aperte e con un minor grado di intrattenimento che causava perdita di attenzione del pubblico.
7) Identificabilità: peccato che il nick di twitter ed il sito/blog di ogni speaker non sia stato messo in evidenza sullo schermo ad inizio presentazione, nè inserito nel programma cartaceo (solo per il nick di twitter). O si era attenti nel segnarlo al volo o probabilmente il contatto era perso.
8) Illuminazione sala: la sala dei Notari è splendida, credo però che il suo punto forte sia il soffitto (come molte altre sale storiche). Un illuminazione laterale che partiva dal basso verso l’alto avrebbe portato lo sguardo sul soffitto, valorizzando l’ambiente ed arricchendo l’esperienza per ogni persona. Ma questo è più un problema di location.
9) Cavi. E’ una delle cose più semplici da fare ma che veramente pochi curano. Vedere i cavi dei microfoni in bella vista che scendono dal tavolo dei relatori è veramente brutto. Piccole accortezze.
Tutte cose migliorabili, ma l’idea c’è, e ottima!
Altri articoli sul festival QUI e QUI